Rischio da lavorazione del Bitume

La SCHEDA del Comitato discute gli  impianti di produzione del conglomerato bituminoso, con riferimento alla nostra situazione locale, rispondendo alle seguenti domande:

Cosa sono?

Cosa deve sapere la popolazione?

Dove si trova l’impianto più vicino a noi?

Ci sono stati problemi attorno ad altri impianti di lavorazione dei bitumi?

———————————————————————————————————-

Tra i documenti citati nella Scheda del Comitato, c’è il seguente:

Studio INAIL (2004) – “Analisi dei rischi e degli effetti sulla salute causati da Impianti di produzione di Conglomerati Bituminosi” (dal sito INAIL, 44 pag, 2.2 Mb)

Riportiamo alcuni tratti significativi del documento.

A pag. 7:

<< Tra i settori meritevoli di un’analisi peculiare è stato individuato il comparto di produzione dei conglomerati bituminosi. I motivi dell’interesse per tale comparto sono riconducibili principalmente ai seguenti fattori:

  • l’assenza assoluta di interventi di controllo da parte della AUSL negli anni passati, se si escludono quelli effettuati, insieme al Servizio di Igiene e Sanità pubblica, per ottenere l’autorizzazione sanitaria prima dell’inizio delle attività;
  • l’assenza, anche nella letteratura scientifica di settore a livello nazionale ed internazionale, di riferimenti esaustivi sul comparto;
  • la presenza di una pluralità di fattori di rischio: esposizione ad agenti chimici pericolosi (polveri, vapori) o cancerogeni, a rumore, a vibrazioni; possibilità di infortuni di vario genere;
  • l’entrata in vigore di nuove norme circa il rischio da agenti chimici pericolosi e cancerogeni, con la necessità, da parte delle aziende, di adeguarvisi tempestivamente e correttamente;
  • l’elevato impatto ambientale che questo comparto ha sul territorio.>>

A pag. 20:

<< I pericoli maggiori, associati a tutte le attività lavorative di cui si compone questa fase del ciclo di produzione, sono connessi all’esposizione a vapori generati dal bitume e dagli oli B.T.Z. e diatermici.  … omissis … Il NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health) raccomanda, invece, di considerare i fumi di asfalto come potenziali cancerogeni occupazionali.
La cancerogenicità dei bitumi è legata alla presenza nei fumi di idrocarburi policlici
aromatici (IPA), alcuni dei quali sono classificati dalla IARC come possibili cancerogeni per l’uomo, gruppo 2A (benzo[a]antracene, benzo[a]pirene, dibenzo[a,h]antracene) o probabili cancerogeni, gruppo 2B (naftalene, indeno[1,2,3-cd]pirene, benzo[b]fluorantene, benzo[j]fluorantene, benzo[k]fluorantene).

Gli olii combustibili B.T.Z. e gli oli diatermici sono cancerogeni riconosciuti, contrassegnati dalla frase di rischio R 45 (“Può provocare il cancro”); particolare importanza assume l’olio diatermico utilizzato nello scambiatore di calore per mantenere a temperatura il bitume.
Gli stessi agenti cancerogeni sopramenzionati si sviluppano anche dai processi di
combustione e pirolisi degli oli combustibili e diatermici. A questi si aggiunge l’idrogeno solforato (H2S), irritante, non presente nelle materie prime tal quali, ma generato quale sottoprodotto, e la soda caustica (idrossido di sodio, NaOH), sostanza tossica utilizzata in quantità discrete. >>

———————————————————————————————————

Indichiamo anche un documento più sintetico:

Studio ISPESL (2006) – “Stesa dei conglomerati bituminosi: la proposta ISPESL per la prevenzione” (dal sito ISPESL,  4 pag.)

Riportiamo alcuni tratti significativi del documento.

A pag. 2, sulle polveri prodotte nella preparazione del conglomerato bituminoso:

<< Nell’ambito del processo di produzione dei conglomerati bituminosi, le operazioni di trasporto, miscelazione ed essiccazione degli inerti formano, per cause meccaniche, polveri minerali che, se non trattenute dagli appositi sistemi di filtrazione degli impianti, potrebbero essere immesse nell’aria degli ambienti di lavoro, con conseguente rischio di esposizione a polveri inalabili e, in particolare, a polveri silicotigene, nel caso di impiego di materiali silicei.
L’esposizione alle polveri minerali di natura calcarea o silicea, eventualmente presenti nell’aria degli ambienti di lavoro, possono provocare irritazioni alla mucose
oculari e, in particolare, alle mucose dell’apparato respiratorio. Nel caso di presenza di polveri silicotigene, ovvero che contengono silice libera, le prolungate
esposizioni comportano non solo gravi irritazioni alle mucose oculari e dell’apparato
respiratorio, ma una progressiva riduzione, peraltro irreversibile, della funzionalità respiratoria (silicosi), con potenziale rischio cancerogeno nel caso di presenza di silice libera cristallina (quarzo), che viene infatti classificata dall’American Conference of Governmental Industrial Hygienists (ACGIH) con la sigla A2, ovvero sospetto cancerogeno per l’uomo.>>

Ancora a pag. 2, sui fumi del bitume:

<<I fumi di bitume sono aerosoli di condensazione costituiti da miscele complesse di idrocarburi medioaltobollenti con presenza di idrocarburi aromatici e, in  articolare, di idrocarburi polinucleari aromatici  (IPA). L’esposizione ai fumi di bitume presenta seri rischi di irritazione alle mucose oculari e alle mucose dell’apparato respiratorio e, in particolare, un rischio di potenziale cancerogenicità, conseguenza della presenza degli IPA. >>

——————————————————————————————————–

Guarda anche l’interessante Dossier sulla fabbrica Sintexcal,che produce asfalti a Bologna, in via Agucchi, situata a poche decine di metri da 5 scuole.

——————————————————————————————————–

Alcuni studi scientifici, per chi mastica l’inglese … :

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: